Parrot AR.Drone, la realtà aumentata spicca in volo

Ora sì che abbiamo capito davvero perché da mesi, dal suo debutto come prototipo in quel del CES di Las Vegas lo scorso gennaio, tra gli appassionati di roba geek che più geek non si può non si parla d’altro. Perché vedere l’AR.Drone in azione, mettere le dita su un iPhone per pilotarlo e vederlo volteggiare nell’aria come una libellula cibernetica che sembra uscita da un romanzo di Asimov, è un’esperienza unica… coinvolgente come nessuna realtà virtuale, nessun videogame così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi, nessuna esperienza di realtà aumentata ha mai potuto esserlo. Parola di chi, anche se solo per una manciata di minuti, l’ha provato.

Dopo tanta attesa, Parrot ha infatti presentato alla stampa italiana il gadget tecnologico più atteso dell’anno: l’elicottero radiocomandato con webcam integrata che si controlla via iPhone, iPod touch e iPad. E noi di Wired, ovviamente, non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di toccarlo con mano e finalmente provarlo. Il test di volo è durato solo pochi minuti – interrotto da un atterraggio alquanto rovinoso sul pavimento – ma l’esperienza, lo ribadiamo, è stata incredibilmente coinvolgente. E interessante, perché ci ha permesso di capire un bel po’ di cose in più sulle sue caratteristiche tecniche e sulla vera natura di un gadget tecnologico a dir poco insolito.

L’AR.Drone non è à semplicemente un giocattolone per impallinati di tecnologia o di aeromodellismo. Parrot, e qui sta la genialità dell’idea, l’ha pensato come una vera e propria piattaforma aperta su cui è possibile sviluppare applicazioni capaci di fondere il mondo dei videogiochi con quello dei dispositivi radiocomandati. Il kit di sviluppo software è liberamente scaricabile dal sito appositamente creato per il progetto e Parrot non richiede alcuna revenue agli sviluppatori che decidono di aderire; ad oggi sono già più di 450.

La prima app già disponibile sull’App Store di Apple si chiama AR.FreeFlight: è gratuita ed è in pratica l’applicazione per il “volo libero” sviluppata direttamente da Parrot (quella che abbiamo utilizzato per il nostro primo test). A questa si aggiungeranno presto altre due app – AR.Dronegate e AR.FlyingAce – che invece promettono un’esperienza di gioco vero e proprio: costeranno entrambe 2 euro e 99 centesimi.

Da un punto di vista tecnico, l’AR.Drone è un vero concentrato di tecnologie, prima di tutto wireless visto che Parrot è un marchio specializzato in questo.

Il collegamento fra l’elicottero e il dispositivo di controllo (al momento solo quelli di Apple ma in futuro chissà) avviene via rete Wi-Fi (IEEE 802.11 b/g), ma senza necessità di un router che faccia da ponte: il modulo integrato nell’AR.Drone crea infatti una propria rete con un raggio di azione che all’aperto sfiora i 50 metri (dati dichiarati dal produttore, non abbiamo avuto modo di verificarlo nello spazio chiuso del luogo dove è avvenuta la presentazione).

Dalla connessione Wi-Fi passa naturalmente anche lo streaming live delle immagini riprese dalle due videocamere di bordo dell’AR.Drone e visualizzate a pieno schermo sull’iPhone e sull’iPod touch: quella frontale con risoluzione VGA 640×480 pixel e quella rivolta verso il basso con risoluzione 176×144 pixel (quest’ultima ha una scansione di ben 60 frame al secondo che permette all’elicottero di rilevare la propria velocità rispetto al terreno; la velocità massima dichiarata è di ben 18 Km/h). La qualità del video in streaming è notevole nonostante la trasmissione mostri un leggero ritardo: per volteggiare liberamente non è un problema, in determinate situazioni di gioco potrebbe esserlo.

Per rendere accessibile la navigazione aerea anche a chi non ha un brevetto di pilota elicotterista, l’AR.Drone ha un computer di bordo basato su un processore ARM a 468 MHz con sistema operativo Linux che, insieme ad una ricca serie di sensori e perfino ad un altimetro con campo di azione di 6 metri (questa è l’altezza massima impostata di default, ma si può modificare… a proprio rischio e pericolo), si occupa di stabilizzare il più possibile il volo dell’elicottero.

Per governare al meglio l’AR.Drone occorre comunque un po’ di pratica. La teoria è semplicissima: con un dito controlli il movimento verticale e la rotazione, con l’altro appoggiato sullo schermo inclini in avanti l’iPhone per fare avanzare l’elicottero e indietro per la retromarcia; l’inclinazione destra e sinistra produce una derapata nella rispettiva direzione. Mettersi ai comandi non è però così immediato e nel nostro test abbiamo rischiato non poche collisioni con le pareti, il soffitto e con gli altri AR.Drone presenti nel nostro spazio aereo, fino all’atterraggio non proprio da manuale di cui accennavamo all’inizio (in realtà l’intenzione non era quella di atterrare perché per questo, come per il decollo, c’è il pilota automatico, ma ci siamo ritrovati quasi involontariamente con il velivolo spanciato sul pavimento).

Da un punto di vista “aeronautico”, l’AR.Drone è dotato di quattro eliche mosse da altrettanti motori elettrici da 15 Watt a 4000 rpm, una struttura tubolare in carbonio, e una doppia scocca sostituibile: una per utilizzi “indoor” e una per il volo all’aperto. La prima è una sorta di grosso paraurti in polipropilene espanso che circonda l’intero dispositivo e protegge le eliche dal contatto con arredi, pareti e ostacoli di vario genere (nei duelli aerei tra AR.Drone è indispensabile); la seconda scocca lascia invece completamente libere le eliche e rende l’elicottero meno sensibile alle correnti d’aria.

All’interno c’è la batteria che assicura una autonomia di soli 12 minuti (e ce ne mette 90 per ricaricarsi): decisamente poco, anche se il problema è ovviamente contenere il peso; la batteria è comunque sostituibile con facilità, quindi per scorrazzare in volo senza affanni conviene averne almeno un paio di scorta.

Questo è l’AR.Drone e questa è stata la nostra prima, breve ma intensa esperienza di pilotaggio. Vi abbiamo stuzzicato la voglia di provarlo? Noi non vediamo l’ora di farci un altro giro e sperimentare le nuove app. Per vederlo “atterrare” nei negozi occorre però aspettare ancora un po’: la disponibilità nel nostro paese è prevista per metà settembre. Il prezzo invece già si sa: 299 euro.

Nel frattempo fatevi un giro sul sito della community, è già online anche quello in italiano.

Fonte: http://www.wired.it/news/archivio/2010-07/02/parrot-ardrone,-la-realta-aumentata-spicca-in-volo.aspx

Ringrazio il prof De Marco per la segnalazione.


Author: Gianmarco

Laureato in Scienze di Internet/Informatica per il Management, Bolognese, geek, appassionato di social media. Sul mio blog notizie e app dal mondo dell'Augmented Reality.

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3 Comments

  1. Anche io ho scritto 1 post su questo “giocattolo”
    perché merita che se ne parli! ;) purtroppo però
    non l’ho ancora provato.. ma chisà, per NATALE!

    Post a Reply
    • Ciao, mi fa piacere che sempre più gente si stia interessando alla AR, è veramente una cosa per utilizzare un termine inglese cool,
      chissà, staremo a vedere se per Natale uscirà il Parrot ;)

      Post a Reply

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